
1 agosto giornata mondiale dello Spritz.
Ok siamo un po’ in ritardo, ma direi che l’aperitivo più famoso e sinonimo di italian style nel mondo, almeno così dicono gli stranieri e il web, non ha bisogno di relegare la sua notorietà ad un giorno, ma vale tutta una stagione o tutto l’anno!
Prima di dare il mio parere, però, un po’ di storia giusto per dare una nota di cultura che possa aumentare il nostro bere consapevole e perché no, impressionare i nostri commensali magari davanti al vostro amato spritz…o una delle sue innumerevoli varianti!
Lo Spritz ha origini piuttosto datate. Nasce infatti durante la dominazione austriaca nel lombardo-veneto tra fine ‘700 e inizio ‘800, quando i soldati asburgici iniziarono a fare la conoscenza dei vini veneti. Un rapporto che non partì con il piede giusto: troppo forti per i loro palati. E così per addolcirne il sapore i nostri ospiti pensarono bene di “allungarli” con acqua gassata.
Insomma, pare che il più amato degli aperitivi italiani nasca grazie al “palato delicato” dei nostri vicini del nord europa che attraverso una pratica “sacrilega” nei confronti dei nostri ottimi vini diedero l’idea. Per fortuna poi verso gli anni 20 del ‘900 la creatività italica pensò di “macchiare” la miscela con un po’ di bitter!
Non si fece in tempo a dire “bitter” che subito ne nacquero due versioni. Quella più “continentale”, a Padova, con l’Aperol; e quella tipicamente “lagunare” con il Select, bitter prodotto dai fratelli Pilla. E se quest’ultimo rimane orgoglioso appannaggio di Venezia, il primo si diffuse in tutto il Nord Italia fin dagli anni ‘70, per poi raggiungere il successo globale tanto da essere inserito negli elenchi dell’IBA (International Bartenders Association) con la denominazione di “Spritz veneziano”. Ogni città del Triveneto però rivendica piccole grandi differenze nella ricetta.


90 millilitri di Prosecco, 60 ml Aperol, spruzzata di soda: questa la ricetta istituzionale dell’Iba, l’associazione internazionale dei bartender. Esperti barman che ufficialmente accettano solo anche tre varianti dell’Aperol: Campari, Cynar or Select.
Per come la vedo io poi, che non mi pongo mai limiti e sono decisamente meno rigoroso nel seguire le regole che mi impongono gli altri, annovererei nella categoria “Spritz” anche quelli fatti con l’aggiunta di sciroppi o liquori, come per esempio l’Hugo o la variante con il limoncino (che recentemente mi hanno chiesto), in qualsiasi modo la chiamino…
Preparare uno spritz è facile e divertente. Basta riempire un bicchiere di ghiaccio e aggiungere in sequenza il vino, l’Aperol e la soda. Girare delicatamente e guarnire con una fettina di arancia (che oltre al gusto, fa pendant col cocktail creando una bella combinazione cromatica). Ma sono tante le varianti regionali.


Dal canto mio il rapporto con lo spritz è di amore e odio…. facilita notevolmente il lavoro, piace a tutti e si fa in pochi secondi, ma a volte è sempre e solo quello. Non mi lamento, ma ogni tanto provare delle varianti per l’aperitivo o dire al barista “fai tu” rende il mio lavoro decisamente più interessante e carico di soddisfazioni. In un epoca di standardizzazione, potervi cucire addosso AModoMio il vostro drink rimane la cosa per cui amo il mio lavoro e mantengo vivi i miei neuroni.
Il Pirlo, il bomber bresciano
Andrea, il fuoriclasse italiano campione del mondo nel 2006, è nato a Flero, in provincia di Brescia. Non a lui però deve il suo nome il Pirlo, la variante bresciana dello Spritz. Il cocktail simbolo della movida nella “Leonessa d’Italia” si differenzia dal fratello maggiore veneto per l’uso di vino bianco fermo al posto di quello frizzante e per la presenza d’ordinanza del Campari. Ma i “patrioti” affermano che la storia del Pirlo si affranchi da quella dello Spritz perché ne è in qualche modo parallela: sembra infatti che nei primi decenni del ‘900 nelle osterie bresciane si servisse già del vino bianco miscelato con del vermut. E l’originale nome del cocktail deriverebbe dal dialettale “pirlare” (“cadere e rialzarsi”), che descriverebbe il movimento che fa il vermut quando viene versato nel vino bianco.
Ebbene si, bollicine e vermouth, la genesi dell’aperitivo italiano
Con che cosa si abbina? Be’ un grande, intramontabile grande classico dell’aperitivo più easy sono olive e patatine, ben riproducibili su qualsiasi balcone o terrazza casalinga che sia. In Veneto è molto pop degustarlo anche con toast o club sandwich accompagnati da salsa rosa. Lo spritz si sposa alla grande anche un po’ con tutti i cicchetti veneti o tapas che dir si voglia. Ma abbassi subito la mano chi osa mettere regole o confini alla fantasia. Uno dei punti di forza dello spritz, infatti, è il suo essere versatile a tavola.



fonte : https://www.repubblica.it , http://www.lacucinaitaliana.it , http://www.aperol.com/



