Fare concorsi è una malattia, una di quelle che fanno male, anche se solitamente non uccidono…… una di quelle che ti lasciano le cicatrici, ma da cui “quasi sempre” ti riprendi……”quasi”, a volte no.
E’ una malattia che non lascia anticorpi e come un virus, per quanto tu ti possa proteggere quando arriva il periodo, un giorno rischi di riprenderla … e non puoi farci nulla o capire come sia successo!
Bhe ci crediate o no, non ho resistito e dopo alcuni momenti di lucidità, quando ormai mi sentivo al sicuro dal “morbo del bartender da competizione”, avendo fortunatamente dimenticato alcuni dei miei giorni di gloria passati in gioventù alle Campari Competion, l’ho rifatto… ho mandato una ricetta per un concorso….
L’occasione del “contagio” è stata un articolo pubblicato su Bargiornale, un periodico di settore abbastanza diffuso e rinomato, e la ricetta, parzialmente rivista per adattarla alle esigenze del concorso, è una vostra vecchia conoscenza o almeno dovrebbe esserla, essendo un drink molto buono, il Camparosa!!






Dalla mattina alla sera in una Torino che sembra una città meravigliosa assolutamente da rivedere con più calma e da turista!
Una piccola premessa è d’obbligo. Solitamente arrivo ad una ricetta per un concorso in due modi: il primo è frutto di un approccio ragionato che, in base alla competizione, al paniere di prodotti proposti e al tema, mi porta a sedermi alla scrivania, analizzare le opzioni e a compilare una “pozione” che potrebbe rispettare tutti i parametri, per poi realizzarla e vedere il risultato, soggetto poi a sucessive modifiche legate al gusto, texture ecc…. Una volta soddisfatto o se eccessivamente in ritardo, trovo l’occasione giusta per fare una foto (solitamente di scarsa qualità scenografica, non sono un fotografo provetto almeno a quello che dicono) e invio il tutto, prendendomi il tempo come se stessi inviano una lettera al Papa (mi piace controllare e ricontrollare che sia tutto corretto….anche se è improbabile, la speranza di diventare il nuovo barista di tendenza non svanisce mai!!).
Il secondo approccio è più empirico: una bottiglia da finire o che non ruota, un modo di utilizzarla che mi soddisfi, le esigenze di un ospite che si presenta davanti a me e mi dice di aver sete ma senza sapere di cosa ed il gioco è fatto. Una serie di collegamenti sinaptici nella mia mente portano i neuroni ad inviare gli impulsi giusti alle mani che con una certa maestria (si me lo dico da solo!!) scelgono le bottiglie giuste e ….. prego, sopra un tovagliolo servo un piccolo capolavoro del quale ancora non so il nome, ma che sicuramente sarà apprezzato (speriamo!) perchè con una certa esperienza, ma soprattutto in modo sartoriale, io ho preparato per voi con un bel sorriso ! In fin dei conti AModoMioSpirit non è la versione standardizzata di qualcosa, ma è “la produzione più personale e personalizzata possibile, della vostra esperienza sensoriale a 360 gradi della vita e del mondo dell’ospitalità” .( confesso che questo è il metodo che preferisco).
Nel caso del Camparosa è andata più o meno così….una bottiglia arrivata al locale, un modo consigliato di utilizzarla e anzi di spingerla e il nulla…(almeno per me, zero emozione nel farne uno spritz rosa) Viene poi un cliente assetato amante del Campari, ti si apre un mondo, fai di testa tua e top: “Camparosa” nasce e prende vita : 45ml di Campari, 45ml di Sarti Rosa shakerati e poi top della tua soda preferita che, almeno secondo il mio palato, ricorda il gusto del Sarti Rosa e si sposa perfettamente col Campari, Thomas Enry PinkGrapefruit! La magia è compiuta…rondella di lime per dare un tocco di colore in questo gustosissimo drink rosa!
Non amo ricevere ordini e sebbene i drink Sparkling come lo Spritz siano un mondo da conquistare e di facile bevuta che mi piace esplorare, usato così, il Sarti Rosa, per me è decisamente meglio…anche se meno “popolare”.
Sfortunatamente al concorso di Bargiornale il Sarti Rosa, prodotto del 2025, non era presente e quindi ho dovuto ripiegare su un liquore del paniere disponibile. Confesso ho modificato la ricetta ed inviato una foto della versione originale e solo dopo aver ricevuto feedback positivo ed essere stato selezionato in presenza, mi sono procurato l’Ancienne Pharmacie Grapefruit liquore. Ho pensato che avrei dovuto assaggiarlo per eventuali correzioni in corso d’opera qualora il gusto non fosse stato di mio gradimento…. Bhè ho sbagliato, molto buono e ricco, naturale nel gusto di Pompelmo Rosa e ottimo nel drink…se mai dovessi lanciarmi in ambito imprenditoriale questa linea di prodotti liquoristici potrebbe essere un’ottima soluzione qualità-prezzo da potervi servire.

La ricetta inviata per la competizione, modificata con i prodotti facenti parte del “paniere” stabilito





Bhè la giornata è andata molto bene, non sono stato selezionato per andare in finale a Venezia ma questo è ovvio, altrimenti non sarei qui a scrivere una articolo !! Tuttavia gli eventi di Bargionrnale sono ben curati ed accanto alla Competion ci sono numerose Masterclass gratuite delle aziende sponsor, che ho seguito con gusto. Ospiti internazionali dal mondo del Mezcal accanto ai Brand Ambassador del Sale Maldon (che tra l’altro ha organizzato una Competition per fine mese…) e tanti, tanti colleghi da mondi uguali ma in realtà cosi tanto diversi che sembra di fare mestieri diversi. Non parlo di “personaggi strani” (in realtà alcuni si, decisamente strani per il provinciale che c’è in me) ma anche di baristi stimati in realtà dove sono al centro dell’attenzione. Barisiti trattati come “Chef affermati” e non come “Dispenser di alcol” e poi teatranti, intrattenitori… lavoratori privilegiati di locali segreti e alla moda..insomma una bella vita e dei bei sogni che ho guardato con invidia, ma anche tanta grinta che mi sprona nel desiderio di crearne uno mio per voi!






Questo è un capitolo a parte. In molti casi i professionisti che si alternano in queste competizioni e che hanno successo, fanno parte di un ristretto gruppo di persone che lavora nei locali migliori e più celebrati del mondo. Loro sanno di essere fortunati e la gente che li frequenta sa di essere privilegiata. Tuttavia cosa rende un locale uno di questi “Monte Everest” dell’ospitalità e del gusto?? Bhe secondo me una visione sognatrice ma economicamente sostenibile, la visione condivisa di persone che credono nello stesso sogno, la capacità continua di innovare, precedere e rischiare (in modo calcolato, ma rischiare…), la voglia di fare cose nuove e ultimo ma non ultimo, la capacità di valorizzare le persone, clienti/ospiti da un lato, ma anche colleghi e/o dipendenti. Tanti dei professionisti in gara erano caldamente raccomadati e appoggiati dai loro altrattanto famosi BarManager o proprietari di locali che fanno quotidianamente la storia dell’ospitalità e del bere miscelato. Comunque un unico rammarico…l’ingresso libero e non averlo sfruttato: la prossima volta, che speriamo non ci sarà (devo smetterla!!) vi invito tutti a fare il tifo e a bere un drink con me!!!

Questo è il materiale da portare in “pedana” per la preparazione del mio drink (il tema era Back to Basic per cui non credevo mi servisse molto). Un piccola nota di colore: mentre preparavo il tutto sul mio vassoio ho dovuto farmi prestare lo Strainer (che ovviamente avevo dimenticato!!) da un ragazzo toscano alto 2 metri di un locale molto “figo” che aveva già presentato la sua ricetta. L’ho ringraziato molto e sono felice per lui inquanto sarà uno di quelli che andrà in finale a Venezia!


